
lunedì 10 dicembre 2007
per i miei amici

mercoledì 5 dicembre 2007
Autunno e mondi nascosti


domenica 2 dicembre 2007
la "mia" poesia dorsale
giovedì 29 novembre 2007
Innocenza
sorriso che rigenera
libertà di agire e muoversi senza essere ingabbiati da schemi
giocare
nuvole e porcellini di marzapane
lettini e teletubbies da stringere la notte
la maglina viola
capelli di grano
manine che stringono la tua
pianti da consolare
amore tenerezza gioia
Tutto questo e molto di più...la mia Stellina Sara
mercoledì 28 novembre 2007
poesia dorsale
Mettere dei libri uno sopra l'altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “poesia dorsale”. Si chiama così perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. La differenza è solo visiva; infatti l’ha inventata un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni. Che non ha avuto l’ispirazione pensandoci su, ma fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. La giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali. Un esempio?
Da quando sei parte di me,
io e te soltanto,
non riesco più a camminare.
Dì a qualcuno che sono qui.
Vorrei urlare senza voce prima che passi la poesia
È una poesia dorsale formata da 8 libri che non hanno nessuna attinenza di genere, solo per caso tutti firmati da autori italiani.
Africa
nel cuore la tenerezza mista, sempre, a malinconia
nella mente la consapevolezza che era troppo
i cieli sconfinati i bambini sorridenti nonostante tutto
gli animali in libertà
le strade infinite
il nero, ovunque, a riempire il vuoto
Era Africa, lo è ancora dentro di me
lo sarà presto, forse, magari...
Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile
che in mezz'ora lavavano un'anima o una strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile
bucando la terra dura e nuova come una spada,
ma dove quelle piogge di primavera
quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi,
poi piano facevi ridere anche me
con i tuoi giochi lievi.
Ma dove quelle estati senza fine,
senza sapere la parola nostalgia,
solo colore verde di ramarri e bambine
e in bocca lo schioccare secco di epifania,
ma dove quelle stagioni smisurate
quando ogni giorno figurava gli anni a venire
e dove ogni autunno quando finiva l'estate
trovavi la voglia precisa di ripartire.
Che ci farai ora di questi giorni che canti
dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
dei momenti svuotati, ombre pressanti
di noi rimorti,
che ci potrai fare di quelle energie finite,
di tutte quelle frasi storiche da dopocena;
consumato per sempre il tempo di sole e ferite,
basta vivere appena,
basta vivere appena.
Ed ora viviamo in questa stagione di mezzo,
spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati,
lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo
e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati,
dove senza più storia giriamo il mondo
ricercando soltanto un momento sincero
col desiderio inconscio di arrivare più in fondo
per essere più vero.
Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile?
Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso
come un gesto, un urlo o un umore sottile
fino ad esserne intriso,
io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte
angusto e avaro di queste voglie corsare,
per darmi un'occasione ladra, un infinito, un
ponte, per ricominciare.